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AGGIUDICATO IN ASTA A BLOOMSBURY CARTEGGIO DI MORETTI MARINO PER EURO 28.024
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43. Moretti, Marino. Carteggio con Carlo Felice Zanelli, "il dolce amico di tutti i giorni". Oltre 900 documenti tra lettere e cartoline postali, spesso conservate nelle loro buste, tutte indirizzate a Zanelli, in un arco cronologico che va dal 1908 al 1956, per un totale di circa 1200 pagine.

est. €25000 - €30000

Carlo Felice Zanelli (1887-1966) fu libero docente e medico presso la Clinica delle Malattie Nervose di Roma dal 1921. Fu compagno di scuola di Moretti al liceo-ginnasio di Bologna, il Vittorino da Feltre, nell'anno 1898-99. Insignito della medaglia di bronzo al valore militare durante la prima guerra mondiale, avendo subito anche un anno di prigionia in Germania. Si dilettava di giornalismo, letteratura e pittura. Fu un valente illustratore, per Francesco Cazzamini Mussi, ma soprattutto per l'amico di sempre Marino Moretti, del quale illustrò: Leonardo da Vinci, 1909; Gli Allighieri, 1910; Frate Sole, 1911; e la copertina dei Poemetti di Marino, 1913. Moretti gli dedicò la sezione Nostalgia di Poesie scritte col lapis.
Le lettere qui raccolte rappresentano il corpus integrale della corrispondenza di Moretti con Zanelli, suo amico fraterno sin dagli anni del Liceo, sovente indicato come "il dolce amico di tutti i giorni". Quell'esperienza giovanile segnerà profondamente il percorso della loro cinquantennale amicizia, delineando nella figura di Felicetto quell'ideale alter-ego sempre presente nell'animo di Marino Moretti, con accenti che in taluni casi vanno oltre la semplice amicizia. Il primo nucleo di corrispondenze, che abbracciano pressappoco gli anni 1908-1912, sono il nucleo di maggiore interesse: il poeta crepuscolare, agli albori della sua vena lirica, è colto in queste corrispondenze ancora incerto e bisognoso di conferme, che riceverà puntuali dall'amico Felice.
16 settembre 1908 - n.39
"Io invece sono un povero anormale che trascina la sua esistenza come il pellegrino la sua sacca e che per avventura sa fare dei versi e à la smania di pubblicarli. A', è vero, molti ideali, ma - come dice un poeta - sono povera cosa "se non si possono neanche vendere (...)". La corrispondenza in certi mesi è quasi giornaliera, nell'attesa spasmodica di ricevere comunicazioni dall'amico per rispondergli di conseguenza. Così scrive il 17, un giorno dopo:
" Sai? Molte volte, a Firenze, in certi momenti di tristezza ò pensato di rinchiudermi in un convento su di un poggio toscano e di essere così il frate Angelico della poesia. Ciò non avverrà mai, è quasi certo: ma l'idea è abbastanza geniale e poetica. Come vedi, quando ero a Firenze - la città delle straniere - non pensavo a prender moglie! (...) Io credo che i miei poemetti non possano trovare dei lettori mediocramente appassionati. Quando una poesia piace a più di cinquanta persone vuol dire che non è riuscita. Chi diceva così? Mallarmé, mi pare. Mi posso consolare allora."
A Zanelli Moretti confida quotidianamente tutti i progressi del suo fare poetico; le lettere registrano fedelmente ogni sussulto dell'animo del Poeta, ogni nuova invenzione, ogni momento critico, ogni nuova fonte d'ispirazione.
21 settembre 1908:
"E ora ti dirò che il Hortus animae ti piacerà ancor di piu. Ci sono, Felicetto, certi poemetti ch'io penso originalissimi e che forse solleveranno qualche protesta. O' voluto fare della poesia d'impressione. Nulla è definito. Il lettore deve capire i miei sottintesi, e se li capisce subito ò raggiunto il mio scopo. Non ti pare suggestivo tutto ciò? Un poeta decadente (ancora Mallarmé) soleva dire che quello che è eccessivamente chiaro non può essere poesia. Io sbaglierò, Felicetto, ma io credo che ai giorni nostri sia necessario fare del nuovo a costo anche di essere chiamati stravaganti, pazzi e degenerati. (...) Anche per me l'arte è divisa i due categorie: arte vera e arte commerciale! (...)." E l'arte commerciale per Moretti era, fondamentalmente, la produzione di novelle da destinare ai giornali.
Ancora, il 23 settembre 1908, sulla sua ispirazione poetica:
"Sono felice, il mio spirito è sollevato, la mia mente è fresca... ma non lavoro, non faccio nulla, non posso far nulla (...). Come lavorare in mezzo a tutta questa luce, dinanzi a questo mare? Non è vero che la bellezza d'un luogo possa ispirare un artista, almeno un poeta. L'ispirazione viene tutta dall'interno: l'esterno spesse volte distrae la mente creatrice. Perciò io lavoro assai meglio nella mia piccola cella, presso la finestra che mi offre la piccola vista del mio piccolo hortus.(...)" Queste lettere del 1908-1910 sono lunghe quattro pagine e fitte di considerazioni sulla sua ispirazione poetica e sul suo diurno lavoro di cesellatore di versi (di notte, dichiara, di non riuscire a lavorare).
27 settembre 1908:
"Tu mi ài compreso perfettamente [si riferisce all'opera il Leonardo da Vinci, che uscirà nel 1909 - ndr]. Io non troverò uno spettatore o un lettore che mi comprenderà come mi ài compreso tu, amico diletto e prediletto! Forse tu sei stato troppo indulgente con me, ma io sento nelle tue parole che l'indulgenza non vela del tutto, il tuo acume critico, che tu, da vero artista, ài finissimo. Grazie ancora e sempre.(...)"
Felice Zanelli è davvero l'unico, e il più significativo, confidente di Moretti nel momento di massima creatività poetica, ogni lettera lo dimostra ampiamente e questo epistolario servirà di certo a riscrivere alcuni capitoli della vicenda artistica del poeta di Cesenatico... ma non solo, vista la rete di referenti citati nelle missive, da Ada Negri a Palazzeschi, da Gozzano a Marinetti etc.
Dentro c'è tutto il Moretti che conosciamo e che ancora non conoscevamo: quello, ad esempio, che va curiosamente con le donne...
7 settembre 1920:
"La mia vita di questu ultimi tempi è piena di contraddizioni. Quasi non mi capisco. A te dico tutto. Dirò tutto. Iersera il mio amico Calò aveva un invito a pranzo. E io mi son messo a girare sbadatamente per le vie eccentriche [si trova a Firenze, ndr] Che cosa faccio? Per la prima volta in vita mia, credo, mi metto a seguire le etere...come una Guglielminetti qualunque. Una di queste etère mi piace, le vado attorno, entro nel corridoio oscuro dove ella è entrata. Tu ridi, non è vero, Felicetto? Eccomi in una camera da letto con la etera. Ella si spoglia, ma io non la imito: voglio parlarle, le faccio anzi delle domande strane, veramente da matto, finché questa povera ragazza, che cantarellava una canzonetta napoletana, non chiede tutta seria: "Che è Notari, lei?" Io rido, rido, rido...finché non sono obbligato a spogliarmi. Questa, la mia piccola avventura. Tra poco però la poesia sull'etera (...).".
Tutto Moretti, noto e sconosciuto, dentro le pagine di questo epistolario straordinario, che coinvolge tra gli altri l'amico Aldo (Do' - Palazzeschi) nelle lettere 135 a e 337, spesso Cecchino (Cazzamini Mussi), ma accenna anche ad appuntamenti e incontri con tanti intellettuali di allora: Panzini, Treves, Térésah Valgimigli, Manara, Ojetti, Cascella, Duse, ecc. Alcune missive sono inviate dai vari viaggi che faceva in Francia e in Olanda, in periodi diversi; in una di queste, solitario, ricorda gli amici tra cui De Pisis (postale 766).
Diverse missive sono di Suor Filomena (la mamma), alcune del papà Ettore, altre scritte a due mani con la sorella Ines.

Sold for €28024
Sale ROMA-26, 16th June 2009

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